|
Nel frattempo Carlo, che si era legato prima al socialismo
riformista poi alle correnti revisionistiche per aderire alla
fine al partito socialista unitario, si era impegnato per
creare, sulle rovine del fascismo, una democrazia stabile
e la lotta che aveva proposto contro il regime, doveva essere
condotta su due fronti: quello ideologico e quello pratico.
Il primo per far recuperare al partito socialista un nuovo
contatto con la realtà, legame che era andato perduto
quando era stata assunta, alla base dell'ideologia socialista,
la dottrina marxista.
Egli era convinto che per questo motivo la nuova generazione,
"idealista e volontarista", si era allontanata da
un partito legato al "linguaggio scientificistico dei
vecchi", colpevoli di non essersi fatti interpreti delle
esigenze dei più giovani.
Rosselli propose quindi un'opera di revisione e di riorganizzazione
del socialismo che doveva avere all'interno un maggiore liberalismo
e rinunciare ad una filosofia da seguire. Il socialismo italiano
per risollevare le sue sorti e per assicurare un governo stabile
all'Italia postfascista doveva assumere come modello il partito
laburista britannico, l'unico dei partiti socialisti a non
avere imposto "l'accettazione di un credo completo".
Rosselli prediligeva l'empirismo degli inglesi proprio perché
guardavano ai problemi concreti negando ogni dogmatismo marxista,
ed Egli rivolgeva la sua attenzione ad alcune importanti personalità:
R.H. Tawney, G.D.H. Cole ed i coniugi Webb, sostenendo che
l'Italia e l'Inghilterra erano sì due paesi diversi
per cultura e per tradizioni, ma che il partito socialista
inglese, a differenza di quello italiano, non aveva subìto
la stessa sconfitta. Per questo si doveva seguire il suo esempio.
Alcune di queste sue idee le troviamo espresse già
nella sua tesi di laurea, ampliate nei suoi articoli ed esposte,
in modo ben più ampio, in Socialismo Liberale, opera
che aveva scritto mentre si trovava al confino di Lipari.
Era proprio osservando lo spirito liberale che forze diverse
potevano partecipare assieme al governo del Paese. "L'utopia
liberale" si poteva realizzare, in Italia, con un'opera
di educazione delle masse, diffondendo la cultura e l'idea
di rispetto dell'avversario: la critica doveva essere accettata
come stimolo e nello stesso tempo come limite.
Dal lato pratico la lotta contro il fascismo si doveva condurre
iniziando il popolo alla difesa della libertà, costituendo
un Fronte Popolare Italiano, non modellato su quello francese,
bensì adeguato alla situazione italiana, ed educando
una nuova "élite" rivoluzionaria.
Rosselli fondò un movimento, "Giustizia e Libertà",
che voleva essere proprio "l'anima della rivoluzione
liberatrice di domani": un movimento rivoluzionario che
riuniva in Italia e all'Estero coloro che volevano combattere
il regime per creare una società libera e civile.
La risposta dell'emigrazione e dell'antifascismo italiano
non si fece attendere perché nella guerra in Spagna
si schierò numerosa a fianco del fronte popolare spagnolo.
Rosselli fu alla testa di una colonna di esuli antifascisti
ed era sicuro che questa esperienza avrebbe condotto alla
certezza di poter vincere anche in Italia. Celebre la sua
frase, che divenne un vero e proprio motto "Oggi in Spagna,
domani in Italia".
Per Rosselli era importante l'unità proletaria, "una
necessità indeclinabile", e per abbattere il fascismo
propose di unire proletariato e borghesia in una coalizione
liberalsocialista. Una formula auspicata nel 1911 in Inghilterra
da Leonard T. Hobouse con una collaborazione tra partito laburista
e partito liberale. Questa cooperazione, condivisa dal Rosselli,
fu realizzata in Inghilterra con il governo di coalizione
del 1929 formato dal primo ministro laburista Ramsay Mac Donald.
Dopo la sconfitta dei laburisti alle elezioni del 1931, Rosselli
si dichiarò ancora convinto della validità del
programma liberalsocialista. Nei Quaderni di "Giustizia
e libertà" propose la costituzione di una Repubblica,
di una vera democrazia dove l'unico sovrano era il popolo,
e dove l'elemento contadino doveva costituire le basi della
nuova democrazia italiana.
"Il socialismo - scrive Rosselli - è lo sviluppo
del principio di libertà (...) è liberalismo
in azione, è libertà che si fa per la povera
gente". E la libertà, che è autoconquista,
doveva essere difesa da ogni tentativo di soppressione. Rosselli
l'ha difesa pagandola con la vita.
|