MINISTRO DELL’AMBIENTE CON CIAMPI

MINISTRO DELL’AMBIENTE CON CIAMPI

L’intervento di Valdo Spini al convegno su Carlo Azelio Ciampi all’Università di Firenze

Lo scorso venerdì 11 ottobre nell’Aula Magna dell’Università di Firenze, si è svolto il Convegno “Carlo Azeglio Ciampi e il suo governo 1993-1994”, in occasione del centenario della nascita del decimo presidente della Repubblica Italiana. Al convegno ha portato il proprio contributo Valdo Spini, presidente della nostra Fondazione Circolo Rosselli, del quale pubblichiamo l’intervento.

 

 

 

Valdo Spini-

(Firenze 11 ottobre 2019)

 

Stiamo ricordando in questo convegno l’azione del governo guidato da Carlo Azeglio Ciampi, un momento particolarmente significativo del suo alto percorso, quello che lo proietta per la prima volta nelle istituzioni politiche vere e proprie della Repubblica.

Va sottolineato che Carlo Azeglio Ciampi aveva un orientamento ideale ben preciso: il liberalsocialismo di Guido Calogero.

Lo aveva anche praticato in politica come segretario della sezione di Livorno del Partito d’Azione e non se ne era certo dimenticato!

Mi trovo nella condizione di essere stato chiamato nel Governo Amato I come ministro dell’Ambiente il 9 Marzo 1993, quindi di fatto per quaranta giorni, che fu per me un utilissimo periodo di preparazione, e di esserlo poi stato per tutta la durata del governo Ciampi.

La tematica del convegno nei suoi sviluppi, si accentrerà sui temi di contenuto dell’attività dei due Governi dal punto di vista finanziario, economico e sociale. All’epoca non si dava al tema dell’ambiente tutta l’importanza cui giustamente e direi forzatamente si annette oggi. Pure, ricorderò che nei tredici mesi del governo Ciampi istituimmo con nostro decreto ben undici parchi nazionali (che erano stati previsti nella legge Ruffolo) e convocammo il primo vertice della storia, per quanto informale, dei ministri dell’Ambiente del G7 svoltosi a Firenze nel Marzo 1994. Tale vertice era destinato a costruire una piattaforma di contenuti ambientale per il successivo vertice dei capi di stato e di governo di Napoli del successivo giugno 1994, solo che nel frattempo, dopo le elezioni politiche nel frattempo intervenute, alla guida del governo non c’era più Ciampi, ma c’era Silvio Berlusconi.

Ma penso che il tema “Dal governo Amato al governo Ciampi”. su cui mi viene qui richiesto l’intervento sia soprattutto politico, con una testimonianza su una vicenda che mi vide profondamente partecipe.

Il  mio ingresso nel governo Amato poteva avere una valenza politica, visto che un mese prima, nel febbraio1993, ero stato il candidato dell’opposizione alla successione di Craxi, sconfitto sì, ma ricevendo in Assemblea Nazionale il 44% dei voti , ma, soprattutto perché eravamo in piena tangentopoli e tornava di attualità l’iniziativa che avevo cercato di svolgere fin dalla presentazione nell’agosto del 1984 di una proposta di legge per la trasparenza dei partiti e delle campagne elettorali, improntando da allora  di conseguenza le mie personali campagne elettorali  ai principi di questa proposta.

Ma non c’era più il tempo per svolgere un’iniziativa politica. Eravamo ormai proprio alla vigilia del referendum del 18-19 Aprile 1993, che di fatto sanciva la bocciatura del sistema proporzionale vigente e l’affermazione del sistema maggioritario. Il Psi di Craxi, cui era nel frattempo succeduto Benvenuto, era l’unico dei maggiori partiti che si era schierato ufficialmente contro il quesito referendario. Questo di fatto doveva travolgere il governo Amato il cui premier, da questo punto di vista, fu quindi vittima del suo stesso partito. Amato peraltro uscì dalla vicenda  con grande dignità.

Quello che doveva succedergli il governo Ciampi nella prima versione, era peraltro davvero qualcosa di nuovo e di discontinuo, non solo perché vedeva alla sua guida quello che era considerato, almeno ufficialmente, un tecnico e comunque non era stato eletto in Parlamento, ma perché vedeva il Pds entrare nel governo con tre ministri importanti, Augusto Barbera, Luigi Berlinguer e Vincenzo Visco. Ricordando che il Pci, da cui il Pds scaturiva, era uscito dal governo nel 1947, si trattava di un fatto veramente storico. Solo che in conseguenza del voto del Parlamento sulla mancata autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi, di cui Ciampi e il suo governo non erano certamente responsabili, i ministri del Pds, insieme al Ministro dei Verdi, Francesco Rutelli, si dimettevano praticamente all’indomani del loro giuramento. Ciampi li sostituì con esperti e tecnici di sua completa fiducia, Paolo Barile, Umberto Colombo, Franco Gallo e Livio Paladin. Una compagine tutto sommato omogenea ed eccezionalmente compatta, ma che aveva perso la sua connotazione politica dirompente. L’impegno era di presiedere alla politica del paese fino all’approvazione di una nuova legge elettorale di tipo maggioritario e poi di lasciare il campo e così fu. Lo stesso Presidente del Consiglio Ciampi, con assoluta correttezza, si tirò da parte e non partecipò alle elezioni Da questo punto di vista, Carlo Azeglio Ciampi si comportò con assoluta e rara correttezza.

La storia non si fa con i se e con i ma. Pure permettetemi di fare qualche divagazione su cosa sarebbe stata la politica italiana se il governo Ciampi avesse potuto proseguire nella sua composizione originaria.

Innanzitutto, ci sarebbero state prospettive di rinnovamento e di ripresa per i partiti che componevano il governo, anche quelli della precedente maggioranza. Posso testimoniare personalmente che per esempio questo era l’auspicio che Ciampi mi rivolgeva riguardo al Psi. Spero di non tradire la riservatezza delle nostre confidenze, se rivelo che egli mi spingeva a riprovare a fare il segretario del Psi.

In secondo luogo, non è detto che vi sarebbero state elezioni così immediate come quelle che permisero nel 1994 il vittorioso blitz di Berlusconi alleato con i partiti di Gianfranco Fini e di Umberto Bossi, forse Ciampi si sarebbe fatto convincere a guidare uno schieramento di centro-sinistra in successive elezioni, magari a vincerle, e quindi, a lungo termine, sarebbe cambiata la stessa storia di quella che viene chiamata la II repubblica.

Ma non voglio andare oltre sui se e sui ma.

Rilevo che oggi, dopo quanto è avvenuto con la crisi di agosto, c’è chi parla di tornare al proporzionale. Come nel vecchio gioco di Monopoli, “Ritornate al Vicolo Corto”. Oppure c’è chi spera che dall’esperienza della coalizione di governo, possa nascere un rinnovato bipolarismo che ravvivi e rinvigorisca il maggioritario. Molti ritengono che la prevalenza dell’una o dell’altra delle due ipotesi sia affidata di fatto agli esiti del percorso delle future elezioni regionali. Quello che vorrei rilevare è che se si dovesse tornare al proporzionale due sarebbero i presupposti perché questo sistema funzioni. Sbarramento al 5 per cento, mozione di sfiducia costruttiva e attuazione dell’art.49 della Costituzione sulla democrazia nei partiti.

Se invece si dovesse rinvigorire in termini nuovi un maggioritario, è necessario che questo avvenga costruendo coalizioni e forze politiche in termini assai più chiari e solidi di quello che è stato fatto nel periodo della cosiddetta II repubblica.

In altre parole, devono tornare in campo i principi, gli ideali, i valori, niente fusioni a freddo.

In definiva quindi il referendum del 1993, a distanza di ventisei anni, dimostra tutti i limiti delle sue conseguenze politiche e la sua inadeguatezza a guidare di per sé l’Italia sulla strada del rinnovamento. Nel frattempo l’Italia è cambiata, molto cambiata. Ed è cambiato il mondo in cui viviamo, Siamo in una fase politica in cui occorre nuovamente grande perizia, grande coerenza, grande sensibilità nel rapporto con il paese con le sue cittadine e con i suoi cittadini. La lezione di etica, di preparazione e qualificazione, in definitiva di politica che Carlo Azeglio Ciampi seppe imprimere al suo governo è qualcosa di valido e di attuale anche oggi.

Non posso non ricordare quindi con commozione quanto scrisse Carlo Azeglio Ciampi nella prefazione al mio “La buona politica”, in quello che doveva essere proprio uno dei suoi ultimi scritti:” Coraggio Valdo, guardiamo avanti, c’è ancora molto da fare per la nostra amata Italia”.

Questo invito lo considero un imperativo rivolto oggi a tutti noi che siamo qui a ricordare questo periodo storico e la grande figura che egli ha rappresentato.

 

 

Nota:

Valdo Spini Dal 9 Marzo 1993 al 27 aprile Ministro dell’Ambiente nel governo Amato I.

dal 28 aprile1993 Ministro all’ Europa e Affari Regionali e dal 4 maggio 1993 fino al 10 maggio 1994 nuovamente all’Ambiente nel governo Ciampi.

 

 

 

“Fondazione Circolo Rosselli”

Sito: https://www.rosselli.org/

Facebook: https://www.facebook.com/FondazioneCircoloRosselli/?ref=bookmarks

Canale YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCiXE1Q2EKLfmgR_UaMbIblw/videos

Twitter: https://twitter.com/RosselliCircolo

Instagram: https://www.instagram.com/fondazionerossellifirenze/?hl=it

Lascia un commento

*

*